{"id":2125,"date":"2025-08-11T08:45:37","date_gmt":"2025-08-11T06:45:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.robertokarra.it\/psicologo-psicoterapeuta\/?p=2125"},"modified":"2025-08-12T18:27:34","modified_gmt":"2025-08-12T16:27:34","slug":"sogno-e-gioco-nello-psicodramma-tra-realta-e-reale-di-gennie-lemoine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.robertokarra.it\/psicologo-psicoterapeuta\/sezione-di-gruppoanalisi\/sogno-e-gioco-nello-psicodramma-tra-realta-e-reale-di-gennie-lemoine\/","title":{"rendered":"&#8220;Sogno e gioco nello psicodramma tra realta\u2019 e reale&#8221;\u00a0"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-large is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.robertokarra.it\/psicologo-psicoterapeuta\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/WhatsApp-Image-2025-08-10-at-20.58.41.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"615\" src=\"https:\/\/www.robertokarra.it\/psicologo-psicoterapeuta\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/WhatsApp-Image-2025-08-10-at-20.58.41-1024x615.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2126\" style=\"width:378px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.robertokarra.it\/psicologo-psicoterapeuta\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/WhatsApp-Image-2025-08-10-at-20.58.41-1024x615.jpeg 1024w, https:\/\/www.robertokarra.it\/psicologo-psicoterapeuta\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/WhatsApp-Image-2025-08-10-at-20.58.41-300x180.jpeg 300w, https:\/\/www.robertokarra.it\/psicologo-psicoterapeuta\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/WhatsApp-Image-2025-08-10-at-20.58.41-768x461.jpeg 768w, https:\/\/www.robertokarra.it\/psicologo-psicoterapeuta\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/WhatsApp-Image-2025-08-10-at-20.58.41.jpeg 1536w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non \u00e8 raro che i partecipanti di un gruppo portino alla seduta un sogno ed \u00e8 quasi di prammatica che lo facciano dopo la notte di intervallo tra le due giornate del weekend, alla prima seduta di domenica mattina. Per un certo periodo di tempo ero tentata di far fare, al narratore delle libere associazioni e di favorirne l&#8217;anamnesi, come si fa in una seduta di analisi individuale. Cos\u00ec facendo per\u00f2 si bloccava la narrazione dei sogni che questo sogno suscitava negli altri partecipanti del gruppo, e avevo la sensazione di costringere tutti ad ascoltare solo una persona del gruppo, che di conseguenza, finiva per essere non meno esclusa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per evitare questa scissione provai ad invitare il gruppo a reagire all&#8217;esposizione del sogno ma allora era il primo narratore a ritrovarsi solo con il suo sogno in mano, poco interessato ai commenti, per lo pi\u00f9 interpretativi, degli altri. La pregnanza del sogno per lo stesso sognatore \u00e8 tale da sollecitare la sua riflessione su se stesso. In effetti un sogno insiste fino alla sua risoluzione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La situazione diventa assurda: si doveva forse scoraggiare l&#8217;esposizione dei sogni durante le sedute che noi vogliamo analitiche anche se proprio il sogno rappresenta la via regia all&#8217;inconscio?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fu un articolo di J.B. Pontalis in Le travail psvchanalvtique dans les groupes\u00a0 a mettermi sulla strada e una seduta di psicodramma a farmi finalmente uscire da queste difficolt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si tratta di una seduta in cui il sognatore portava tre sogni in cui intervenivano un membro del gruppo e i due animatori. Era una buona occasione per fare quello che raccomanda Pontalis scrivendo: &#8220;Non interpreto il sogno, lo utilizzo&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel mio esempio, i sogni citati fanno ugualmente intervenire il gruppo o uno dei suoi membri.\u00a0<br \/>Ecco i sogni di Jacqueline come li ha registrati Anne Caen, l&#8217;osservatrice:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Primo sogno<\/strong><br \/>Questo sogno si svolge a casa di un&#8217;estetista. Viene una tigre che rientra nella sala da bagno; ho molta paura. Alex le parla in spagnolo, io gli chiedo che cosa le dice, lui me lo ripete e ne sono molto contenta.\u00a0<br \/>Un po&#8217; pi\u00f9 tardi, mi ricordo, accarezzo la guancia di Alex.\u00a0<br \/>Poi ci sono Paul e Gennie, chiedo a Gennie che succede quando si \u00e8 da venti anni nello psicodramma e Gennie mi risponde: &#8220;Si cambia il terapeuta&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Secondo sogno<\/strong><br \/>Sono in una stanza dove c&#8217;\u00e8 il tavolo. Su questo tavolo c&#8217;\u00e8 Alex tagliato in pezzi come un coniglio; faccio la sua autopsia e durante tutto il tempo Alex \u00e8 vicino a me e mi parla.\u00a0<br \/>Su questo tavolo ci sono anche due palline, ne prendo una e chiedo ad Alex cosa \u00e8. Mi risponde: &#8220;Sono delle uova&#8221;.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Terzo sogno<\/strong><br \/>Sono in una stanza, ho molta paura perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 un ragno che mi pizzica la caviglia. Penso che durante una seduta qualche mese fa Alex mi disse che mi vedeva come un ragno. Mi ricordo anche che a casa mia mi chiamavano &#8220;la piovra&#8221; e addirittura &#8220;Secotine&#8221; (2).\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo \u00e8 il testo dei sogni con qualche riflessione della osservatrice. Del primo sogno ho sottolineato che fa intervenire un membro del gruppo, Alex e i terapeuti, Paul e Gennie. Ho anche ricordato che Jaqueline ha avuto una volta una passione inguaribile per un animatore del gruppo. La storia della loro relazione poggia tutta su uno o due appuntamenti e qualche telefonata, ma per Jaqueline \u00e8 durata diversi anni e dura ancora. Da parte sua Alex ha sedotto pi\u00f9 di una donna del gruppo e ha l&#8217;abitudine di farlo. D&#8217;altra parte Paul e io stessa non interveniamo nel sogno. Il gruppo non tarda a scoprire che la tigre \u00e8 Lolita, una spagnola violenta che ha ricevuto uno schiaffo in una precedente seduta. Cos\u00ec tutto il gruppo \u00e8 sognato da Jaqueline, per cos\u00ec dire, e tutto il gruppo risponde al sogno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bisognava perci\u00f2 indirizzarlo in questo senso invece di invitarlo a risolvere gli enigmi delle uova, del &#8220;morcellement&#8221; e dell&#8217;autopsia. E&#8217; chiaro, ed \u00e8 quello che per ora ci interessa, che Jacqueline \u00e8 costantemente sul punto di passare la frontiera tra la vita di tutti i giorni e la vita immaginaria del gruppo. Questa stessa frontiera, che noi manteniamo fermamente tra ci\u00f2 che per comodit\u00e0 chiamiamo reale e l&#8217;immaginario, fa del gruppo un gruppo detto (sempre per comodit\u00e0) immaginario, cio\u00e8 un gruppo dove le relazioni sono artificiose e convenzionali. Ora per Jacqueline e forse anche per Alex (anche se lui non risponde all&#8217;amore che ispira) non ci sono frontiere. Jacqueline ripete nel gruppo ci\u00f2 che ha vissuto: un amore vissuto, ma illusorio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lei ha quasi trentacinque anni. Questo amore, che \u00e8 opportuno maneggiare come un transfert, rischia di durare vent&#8217;anni con la cauzione di Gennie. Ma &#8220;Gennie&#8221; ha detto e scritto che conviene cambiare gruppo quando si stabilisce una relazione reale. Tuttavia non \u00e8 il caso stavolta di invitare Jacqueline a cambiare gruppo; in effetti ella ripete sempre la sua relazione immaginaria fondamentale e ricomincerebbe lo stesso altrove.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il gruppo in questione prosegue ancor oggi la sua vita di gruppo. Io non mi perdonerei se la concludessi prima di lui. Siamo al punto nel quale io ho fermato il mio commento. Questo \u00e8 sufficiente a dimostrare come il sogno debba essere &#8220;utilizzato&#8221; in psicodramma e mi piacerebbe di pi\u00f9 dire &#8220;trattato&#8221;. Deve essere compreso, all&#8217;occorrenza, come un passaggio all&#8217;atto. In effetti Jacqueline dichiara i suoi sentimenti ad Alex, a Gennie, a Paul, al gruppo&#8230;Tenta, cos\u00ec facendo, di far passare tutto il gruppo nella realt\u00e0. Il seguito della storia del gruppo dir\u00e0 come esso stesso \u00e8 uscito da questa difficolt\u00e0, ma tutti i miei sforzi sono stati tesi a puntualizzare le articolazioni del sogno col gruppo e dentro il gruppo, cio\u00e8 a maneggiare il transfert. Era facile, si dir\u00e0, poich\u00e9 questi transfert erano espliciti, per\u00f2 l&#8217;occasione si sarebbe anche potuta perdere. Invece il fatto che sia stata utilizzata al massimo, determina la vita ulteriore del gruppo. Forse determiner\u00e0 anche il tenore dei sogni nel corso delle future sedute. Nell&#8217;esempio che Jacqueline ci ha fornito appare che questo era il trattamento pi\u00f9 auspicabile e che sarebbe stato poco opportuno farle giocare il suo sogno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il gioco in effetti resta il trattamento psicodrammatico pi\u00f9 indicato poich\u00e9 permette di introdurre nel testo del sogno i membri del gruppo scelti dal sognatore (e c&#8217;\u00e8 una ragione che detta queste scelte) per interpretare la parte dei protagonisti del sogno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma nell&#8217;esempio che ci interessa Jacqueline avrebbe potuto scegliere solo Alex perch\u00e9 era presente; favorire il gioco del sogno dunque avrebbe significato favorire il passaggio all&#8217;atto. Del resto obbligare Jacqueline a scegliere un&#8217;altra persona per interpretare il personaggio onirico &#8220;Alex&#8221; (come di regola avviene negli psicodrammi di coppia) sarebbe apparso arbitrario, poich\u00e9 nel suo gruppo questa regola non era stata stabilita in partenza, non era cio\u00e8 valida all&#8217;inizio del gioco per tutti, ma sarebbe stata chiamata dal particolare atteggiamento di Jacqueline.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non essendo possibile il gioco, non restava che intervenire al livello del gruppo, analizzando il sogno come un desiderio di passaggio all&#8217;atto del gruppo e chiedendo, per esempio ad Alex, di rispondere, da parte sua. Poich\u00e9, in effetti, la persona sognata era presente non abbiamo potuto sentir nascere in risonanza la catena dei sogni generalmente suscitata dall&#8217;esposizione di un solo sogno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tutto il gruppo aveva sentito una dichiarazione di amore fatta a una persona presente e aveva atteso la risposta. Ogni sogno portato nel gruppo \u00e8 dunque suscettibile &#8211; per il solo fatto di essere portato &#8211; e anche se non fa intervenire gli animatori o i membri del gruppo, di essere trattato in funzione del gruppo. Abbiamo qui una &#8220;direzione della cura&#8221; psicodrammatica, particolarmente semplice e chiara che lascia alla psicoanalisi individuale e allo psicodramma il proprio metodo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il gioco \u00e8 l&#8217;elemento specifico dello psicodramma rispetto all&#8217;analisi; ben inteso noi siamo analisti ed \u00e8 senza dubbio questa formazione, oltre all&#8217;apporto teorico-analitico, a costituire l&#8217;originalit\u00e0 del lavoro della Sept rispetto a quello degli altri gruppi. Oltre che originale questo \u00e8 pure in netta opposizione a tutto quello che si fa oggi, dalla dinamica di gruppo all&#8217;espressione corporale, alla Gestalt therapy, alla terapia primaria di Janov. Da tutte queste cose mi sembra importante distinguere il gioco. Giocare e agire non sono cose appartenenti allo stesso registro, dal momento che l&#8217;agire pu\u00f2 essere concepito come qualcosa che avviene sul piano della realt\u00e0 mentre il gioco resta, ben inteso, a un livello simbolico-immaginario anche se ha degli effetti sul reale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ad ogni modo non \u00e8 in ballo in tutto questo la realt\u00e0 che \u00e8 necessario distinguere dal reale. In rapporto alla tecnica analitica mi sembra dunque che ci\u00f2 che costituisce l&#8217;originalit\u00e0 dello psicodramma e su cui abbiamo sempre insistito \u00e8 la partita giocata, cio\u00e8 la scena presentata. Sul gioco ha scritto cose molto notevoli Winnicott alle quali sarebbe opportuno pensare di pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il gioco ha la sua funzione nella vita psichica, non solo del fanciullo ma anche dell&#8217;adulto. Ebbene lo psicodramma utilizza il gioco come strumento terapeutico ed \u00e8 questa la differenza tra psicodramma e psicoanalisi. Credo che altre non ce ne siano. In primo luogo il gioco \u00e8 ci\u00f2 che definisce o mette in questione ogni sorta di fissazioni e permette di muoverle, come \u00e8 possibile sentire subito in un gruppo. In un gruppo, lo si vede subito, ci sono anche quelli che non possono giocare, come ci sono quelli che giocano anche troppo facilmente, che sono a loro agio solo entro dei ruoli. Ma anche in questo caso il terapeuta e la terapia possono intervenire su una mancanza di ancoraggio del gioco. Quello che soprattutto appare efficace nello psicodramma \u00e8 che delle persone che non possono giocare, alla fine sono portate a farlo. In un primo momento vi sono portati perch\u00e9 vengono scelti ed \u00e8 quasi meccanico: se sono scelti possono rifiutare una volta, due, poi finiscono per accettare e non perch\u00e9 siano costretti o forzati ma perch\u00e9 il loro rifiuto nasconde spesso un desiderio molto violento di giocare, forse anche troppo violento: ne hanno tanta voglia che se lo proibiscono.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poco tempo fa ho avuto esperienza nello psicodramma di un ragazzo che non poteva giocare. Si trattava di un giovane professore timido (questa \u00e8 l&#8217;espressione che viene spontanea a vederlo) che non poteva n\u00e9 parlare n\u00e9 giocare. Un professore che non pu\u00f2 parlare, si dir\u00e0, lascia per lo meno stupiti. Quando insegna per\u00f2 il nostro professore parla molto bene: insegna matematica e non ha nessuna difficolt\u00e0 a dire quello che non lo riguarda in prima persona. \u00c8 fuori della sua cattedra, \u00e8 quando non ha niente da insegnare che non riesce a parlare. Ebbene un giorno il professore si presenta dicendo: &#8220;Me ne vado dallo psicodramma perch\u00e9 non posso giocare e l&#8217;idea di poter essere costretto a farlo mi terrorizza. Perci\u00f2 preferisco andare via&#8221;. Lo dice come se avesse capito bene che nello psicodramma si tratta soprattutto di giocare. Apparentemente per\u00f2 la dichiarazione era falsa perch\u00e9 il professore non and\u00f2 via, come capita generalmente quando qualcuno dice di andar via.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Giustamente una delle poche regole dello psicodramma stabilisce che in qualsiasi momento \u00e8 possibile lasciare il gruppo ma che si \u00e8 tenuti a venire un&#8217;ultima volta a spiegarsi e a sentire la risposta, col risultato che in genere non si va pi\u00f9 via. Il professore dunque \u00e8 restato e la seduta successiva \u00e8 stato chiamato a interpretare il ruolo di un bambino di tre anni. Non si pu\u00f2 certo dire che ne fosse molto soddisfatto essendo scontatoche la cosa cadeva anche troppo a puntino. Ha cominciato a dire di no ma poi non si \u00e8 dovuto insistere troppo perch\u00e9 finalmente accettasse e per scoprire che, una volta lanciato, non aveva nessuna difficolt\u00e0. Allora cosa ha fatto in modo che fosse sul punto di lasciare il gruppo perch\u00e9 non voleva giocare? Probabilmente non si trattava solo di non voler giocare, ma del fatto che bisognava alzarsi dalla sedia ed entrare nell&#8217;arena &#8211; per cos\u00ec dire -del gioco, rischiando di venire a sapere qualcosa sul proprio desiderio. E&#8217; questo infatti, come si pu\u00f2 constatare, quello che accade appena si fa psicodramma.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Orbene precisamente quando ci si limita al racconto di quello che si \u00e8 fatto e vissuto, al racconto di un conflitto, lo si fa con tutta sicurezza, seduti sulle proprie sedie; che cosa accade quando l&#8217;animatore dice: \u00abEbbene effettivamente questa storia e questo sogno possono benissimo essere giocati. Vieni a scegliere nel gruppo l&#8217;uomo o la donna che potrebbero fare da interpreti\u00bb? Tanto per cominciare bisogna che il paziente si alzi cio\u00e8 affermi il suo desiderio (desiderio di sostenere qualcosa, il che non \u00e8 facile davanti a tutti), poi bisogna che scelga.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Che cosa accade in questa scelta? Ben inteso si crede che egli scelga per interprete la persona del gruppo che assomiglia di pi\u00f9 a quella che \u00e8 all&#8217;origine del suo conflitto (padre, madre, figlio, marito&#8230;).\u00a0<br \/>L&#8217;esperienza prova che in genere la persona viene scelta a interpretare un ruolo in funzione di quello che lei stessa ha detto dei suoi conflitti, che vengono come a sovrapporsi (abbattersi) sul conflitto attuale esposto dal futuro attore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per esempio molto recentemente si \u00e8 trattato di Albert, un padre che vedeva suo fratello primogenito viziargli il figlio all&#8217;eccesso. Questo fratello insomma, destituendolo dalle posizioni di padre, gli prendeva il figlio. Ne abbiamo parlato un po&#8217; nel gruppo. E&#8217; emerso che il padre del giovane professore timido era stato destituito dalla sua paternit\u00e0 in seguito a un secondo matrimonio e per varie ragioni occasionali. Il gruppo ha cominciato a fare i suoi commenti. Un altro partecipante, Jacques, ha detto: \u00abMa anch&#8217;io non ho mai potuto dire certe cose a certe persone che mi impedivano di pensare e che la loro perfezione, la loro protezione, mi alienavano\u00bb. Tutto questo sembra non avere molti legami. In realt\u00e0 la posizione di Albert (che aveva parlato come padre destituito) era complicata dal fatto che questo suo fratello maggiore di otto anni gli aveva fatto da padre. Lui ne aveva perso la parola. Questo fratello, poi diventato prete, era tanto perfetto, tanto protettivo, tanto benevolo che non c&#8217;era nessuna critica da fargli e che il secondogenito non aveva motivi per opporglisi. Si trattava perci\u00f2 proprio dello stesso problema.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E quando Jacques ha voluto giocare una sua scena chi ha scelto? Non certo qualcuno che assomigliasse al suo personaggio, ma Albert, quello che aveva parlato di suo fratello. Non penso sia facile riconoscersi in tutti questi falsi fratelli e falsi padri, ma non importa. E&#8217; comunque chiaro che il momento del gioco non \u00e8 una meccanica, come qualcuno dice e che non si va a cercare qualcuno perch\u00e9 \u00e8 biondo o alto come un certo personaggio. Non \u00e8 questo che si gioca.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si tratta in verit\u00e0 di una ri-attualizzazione nel gruppo della situazione vissuta nella realt\u00e0. Se c&#8217;\u00e8 una ri-attualizzazione &#8211; e la parola \u00e8 importante &#8211; accadr\u00e0 ancora qualcosa di nuovo tra la persona scelta e quella che l&#8217;ha scelta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cio\u00e8 si pu\u00f2 di nuovo dire: andate, giocate, le carte sono sul tavolo, rimescolate. Non si tratta assolutamente di una riproduzione di quello che accade nella vita, con il solo scopo di riprodurre qualcosa. A cosa servirebbe riprodurre qualcosa? C&#8217;\u00e8 piuttosto una ridistribuzione delle carte, una nuova scelta, un&#8217;attualizzazione con il risultato che non si conosce in partenza. Insisto sul tatto che si mette di nuovo in circolazione il desiderio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La persona scelta per interprete non \u00e8 un manichino, ha un suo desiderio. Abbiamo visto prima che questa persona ha la sua propria storia e che a sua volta ha fatto una puntata durante la seduta,\u00a0<br \/>Ha puntato a rischio del suo desiderio, a rischio della sua capacit\u00e0 di gioco, Quindi quello che si verifica \u00e8 una messa in circolazione del proprio desiderio ma di fronte a qualcuno che ha anche lui un proprio desiderio, che non \u00e8 un manichino, n\u00e9 qualcuno che deve servire. Questo qualcuno ha egli stesso una posta in gioco e in questo consiste propriamente la castrazione: nel desiderio dell&#8217;altro. Senza questo, giocare sarebbe narcisistico; sarebbe giocare per piacere, per ritrovare qualcosa. Sarebbe pura ripetizione. Di fatto non si tratta di questo ma della messa in circolazione di parecchi desideri, della condizione stessa della castrazione, del fatto cio\u00e8 che il desiderio \u00e8 desiderio dell&#8217;altro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non ci sono altre definizioni della castrazione: l&#8217;altro non \u00e8 un semplice corpo, come lo schiavo che il maestro comanda, lo schiavo cui il maestro fa fare, ignorando, negando che egli \u00e8 anche un soggetto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A questo proposito ho parlato di Nietzsche, perch\u00e9 si poteva pensare che questa capacit\u00e0 di messa in gioco sia di ispirazione nietzschiana , e certo lo \u00e8, a condizione che si capisca bene che anche per Nietzsche questa capacit\u00e0 non \u00e8 paranoica. Non si tratta di arrivare col proprio desiderio e di imporlo a un gruppo finch\u00e9 non lo accetti, anche se si tratta di un desiderio perfettamente originale, troppo originale direi, cio\u00e8 unico. Al contrario l&#8217;incontro col desiderio dell&#8217;altro, la messa in gioco del desiderio dell&#8217;altro \u00e8 gi\u00e0 riconoscimento della castrazione; non \u00e8 dunque il desiderio paranoico che \u00e8 la negazione del desiderio dell&#8217;altro. E&#8217; al contrario il riconoscimento del fatto che si \u00e8 in parecchi a giocare. Credo che questa paternit\u00e0 nietzschiana non si debba rifiutare poich\u00e9 \u00e8 cos\u00ec che egli definisce la volont\u00e0 di potenza. La quale non \u00e8 quello che comunemente si crede ma quella che fa in modo che non si abbia paura di mettersi in gioco, col rischio che ne deriva, che Nietzsche chiama rischio tragico, che noi chiamiamo rischio drammatico, rischio di prima morte, se si vuole.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poich\u00e9 il gioco, il dramma, \u00e8 comunque una messa a morte nel senso che implica una possibilit\u00e0 di castrazione. E&#8217; la definizione stessa dello psicodramma. Pensiamo con Winnicott che il bambino spontaneamente trovi questo strumento del gioco per imparare a confondersi col suo desiderio che all&#8217;origine &#8211; se si pu\u00f2 parlare di origine &#8211; \u00e8 paranoico. Che cosa trova il bambino come strumento contro la paranoia, contro la sua onnipotenza?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E&#8217; semplice, contro la sua onnipotenza e contro le sue fissazioni (perch\u00e9 cos\u00ec si definisce il bambino: o si fissa o \u00e8 onnipotente) trova il gioco, sia per limitare la sua onnipotenza folle, magica, che per provare a smuovere le sue fissazioni fatali mortali che gli impediscono di trovarsi. \u00c8\u202f tra questi due registri che egli si muove nell&#8217;area del gioco.\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non \u00e8 raro che i partecipanti di un gruppo portino alla seduta un sogno ed \u00e8 quasi di prammatica che <span class=\"ellipsis\">&hellip;<\/span> <span class=\"more-link-wrap\"><a href=\"https:\/\/www.robertokarra.it\/psicologo-psicoterapeuta\/sezione-di-gruppoanalisi\/sogno-e-gioco-nello-psicodramma-tra-realta-e-reale-di-gennie-lemoine\/\" class=\"more-link\"><span>Continue Reading &rarr;<\/span><\/a><\/span><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"om_disable_all_campaigns":false,"_uf_show_specific_survey":0,"_uf_disable_surveys":false,"footnotes":""},"categories":[69],"tags":[],"class_list":["post-2125","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-sezione-di-gruppoanalisi"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v24.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>&quot;Sogno e gioco nello psicodramma tra realta\u2019 e reale&quot;\u00a0<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.robertokarra.it\/psicologo-psicoterapeuta\/sezione-di-gruppoanalisi\/sogno-e-gioco-nello-psicodramma-tra-realta-e-reale-di-gennie-lemoine\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"&quot;Sogno e gioco nello psicodramma tra realta\u2019 e reale&quot;\u00a0\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Non \u00e8 raro che i partecipanti di un gruppo portino alla seduta un sogno ed \u00e8 quasi di prammatica che &hellip; 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