{"id":2105,"date":"2025-08-11T08:25:25","date_gmt":"2025-08-11T06:25:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.robertokarra.it\/psicologo-psicoterapeuta\/?p=2105"},"modified":"2025-08-12T18:25:37","modified_gmt":"2025-08-12T16:25:37","slug":"lo-sguardo-tra-psicoanalisi-e-psicodramma-di-gennie-lemoine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.robertokarra.it\/psicologo-psicoterapeuta\/sezione-di-gruppoanalisi\/lo-sguardo-tra-psicoanalisi-e-psicodramma-di-gennie-lemoine\/","title":{"rendered":"&#8220;Lo sguardo (tra psicoanalisi e psicodramma)&#8221;"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.robertokarra.it\/psicologo-psicoterapeuta\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/WhatsApp-Image-2025-08-10-at-20.58.40-2-1.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"970\" height=\"636\" src=\"https:\/\/www.robertokarra.it\/psicologo-psicoterapeuta\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/WhatsApp-Image-2025-08-10-at-20.58.40-2-1.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2117\" style=\"width:428px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.robertokarra.it\/psicologo-psicoterapeuta\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/WhatsApp-Image-2025-08-10-at-20.58.40-2-1.jpeg 970w, https:\/\/www.robertokarra.it\/psicologo-psicoterapeuta\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/WhatsApp-Image-2025-08-10-at-20.58.40-2-1-300x197.jpeg 300w, https:\/\/www.robertokarra.it\/psicologo-psicoterapeuta\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/WhatsApp-Image-2025-08-10-at-20.58.40-2-1-768x504.jpeg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 970px) 100vw, 970px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La linea di demarcazione tra lo psicodramma e l&#8217;analisi, linea che separa queste due terapie assegnando ad esse i versanti opposti di una stessa dottrina (versanti opposti in senso geografico e non contraddittori) tale linea, dicevamo, passa certamente per lo sguardo. Quanto si pu\u00f2 guardare nello psicodramma! Quanto si pu\u00f2 consumare con lo sguardo e quanto si pu\u00f2 godere! Che ne \u00e8 allora della frustrazione?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left wp-block-paragraph\">E&#8217; innegabile che si guardi. D&#8217;altra parte il fenomeno si traduce nella configurazione stessa dell&#8217;apparato analitico e di quello psicodrammatico. La poltrona dell&#8217;analista \u00e8 disposta in modo tale che l&#8217;analizzante, dal suo divano non possa vedere l&#8217;analista che invece lo vede. Asimmetria essenziale nella quale si verifica l&#8217;impossibile incontro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Invece i partecipanti ad un gruppo di psicodramma o semplicemente ad un gruppo, assumono spontaneamente la figura del cerchio. Come tutti i circoli questo diventa rapidamente vizioso se tutti gli sguardi vi si incrociano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In verit\u00e0 i terapeuti non stanno nel gruppo di psicodramma ma al suo limite, n\u00e9 dentro n\u00e9 fuori. \u00c8 proprio questa posizione al limite che definisce la loro funzione: se si lasciassero assorbire dal gruppo questo non esisterebbe pi\u00f9 ma darebbe luogo ad un agglomerato indefinito di persone. In altre parole, non vi sarebbe pi\u00f9 un insieme.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non vi \u00e8 dubbio, tuttavia, che queste configurazioni hanno entrambe un senso. Si sa che il soggetto in analisi, non ricevendo pi\u00f9 la propria immagine dallo sguardo dell&#8217;analista poich\u00e9 non lo vede (e qui gi\u00e0 si osserva la legge di ci\u00f2 che si pu\u00f2 chiamare transitivit\u00e0 dello sguardo : chi guarda chi? e chi vede chi?), l&#8217;analizzante, dicevamo, \u00e8 ridotto a dimenticarsi come Io immaginario ed \u00e8 ridotto contemporaneamente, se non vuoi scomparire del tutto, allo sforzo di recuperare se stesso come eventuale soggetto; egli avr\u00e0 almeno rinunciato alle proprie coperture, cio\u00e8 alle proprie costruzioni immaginarie difensive e ci\u00f2 in ragione della stessa posizione di partenza, fin dall&#8217;inizio. Pertanto tale posizione ingenera l&#8217;angoscia. L&#8217;analizzante in difficolt\u00e0 si appella alla persona dalla quale si aspetta da sempre soccorso e la quale, per questa ragione, domina e pesa sulla sua vita libidica: ad esempio un padre. Questa persona, nella situazione presente, viene come per miracolo confusa con la persona dell&#8217;analista. Si tratta del transfert. L&#8217;analista pu\u00f2 quindi interpretare molto presto ci\u00f2 che dice l&#8217;analizzante nel transfert pur astenendosi dal dare questa interpretazione. Il processo analitico \u00e8 in ogni caso precisato. Certo, esso era iniziato dal momento in cui una domanda era stata fatta. Ma il dispositivo preparato dall&#8217;analista al momento opportuno e l&#8217;orientamento di questo dispositivo mantengono la domanda, la precisano e la rinforzano.&nbsp;<br \/>Cosa avviene nello psicodramma? Diremo anche noi &#8211; come ci si perita di dire &#8211; che i partecipanti e i terapeuti, legati dallo sguardo, restano sul piano dell&#8217;immaginario, del doppio, del circolo e della ripetizione? In altre parole che in queste condizioni l&#8217;analisi non \u00e8 possibile ma che vi \u00e8 soltanto adattamento all&#8217;ambiente; che si tratta di una tecnica propria a sviluppare l&#8217;attitudine dell&#8217;individuo al funzionamento dell&#8217;identificazione allo specchio, vera e propria lebbra sociale? In effetti noi pretendiamo il contrario.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo psicodramma, come noi lo intendiamo, ha il fine di abituare l&#8217;individuo alla difficile pratica dell&#8217; intersoggettivit\u00e0, parola in cui il prefisso \u00e8 altrettanto importante della radice inter: ci\u00f2 che vi \u00e8 tra io (Je) e l&#8217;altro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;identificazione nello specchio, questa lebbra, \u00e8 effettivamente il principio stesso di tutte le terapie di gruppo dalle quali l&#8217;analisi \u00e8 esclusa; esclusa deliberatamente, infatti questi gruppi costituiscono un modo di evitare l&#8217;analisi. Da ci\u00f2 la nostra insistenza a introdurre l&#8217;analisi nella nostra pratica col risultato che la maggior parte dei nostri terapeuti sono in analisi quando poi non sono degli analisti.&nbsp;<br \/>La nostra stessa pratica per\u00f2, la nostra tecnica, cos\u00ec come la nostra teoria, sono analitiche nella concezione stessa che ne abbiamo, indipendentemente dal fatto che i terapeuti abbiano essi stessi o no, in pi\u00f9, un&#8217;esperienza strettamente analitica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I terapeuti, abbiamo detto, sono posti al limite tra l&#8217;esterno e l&#8217;interno, n\u00e9 dentro, n\u00e9 fuori. Il risultato immediato \u00e8 che i partecipanti non possono guardarli o rivolgersi loro se non passando sopra la testa degli altri; cio\u00e8 sopprimendo il gruppo. E non \u00e8 poi la forma di resistenza pi\u00f9 comune quella che consiste nel non voler riconoscere altri che i terapeuti? Pertanto, se per caso i terapeuti accettano l&#8217;imbroglio, non vi \u00e8 pi\u00f9 alcun lavoro di gruppo possibile. Fortunatamente gli altri, gli emancipati, non lasciano instaurare questo legame abusivo e dissolvente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Neanche i terapeuti, beninteso. L&#8217;insieme dei partecipanti per\u00f2, a parte i terapeuti, non costituisce un gruppo, un circolo?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sarebbe come prendere il gruppo ad un momento della sua evoluzione, come se ci fosse un&#8217;evoluzione, in cui il gioco di specchi e le concatenazioni d&#8217;identificazione giocano in pieno. Ma non vi \u00e8 evoluzione del gruppo in tal senso n\u00e9 in un altro, nello psicodramma. Il gruppo di psicodramma non inizia e non finisce. Esso \u00e8 aperto. Si presenta in modo massiccio a ciascuno dei partecipanti nel momento in cui questi entrano nel gruppo come il neonato sbuca nel mondo all&#8217;uscita dal ventre materno, poich\u00e9 infatti (e ci\u00f2 \u00e8 particolarmente vero per i pi\u00f9 fobici e i pi\u00f9 angosciati) egli vi cade e si tratta piuttosto di un buco che non di un cerchio. Certo ci si parla, ci si guarda, ci si muove; ma per il nuovo arrivato cos\u00ec come per il neonato, rumori e colori non sono altro che ferite, all&#8217;inizio. Insisto su questo nuovo arrivato &#8211; neonato, perch\u00e9 ogni partecipante \u00e8 stato ricevuto nel gruppo di psicodramma come il bambino nel cerchio della famiglia preesistente, in ci\u00f2 almeno, che il gruppo \u00e8 sempre anziano per il nuovo arrivato poich\u00e9 ogni gruppo \u00e8 permanente e aperto; e se vi sono dei gemelli essi non sanno di esserlo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cos\u00ec non si tratta di parlare nel senso sociale del termine. Prima ragione evidente: non c&#8217;\u00e8 un referente comune, il discorso di ognuno \u00e8 chiuso sulla sua storia privata. Colpisce a quale punto di non intellegibilit\u00e0 possa arrivare questo discorso privato e le risposte che esso suscita comunque. Ah, certo non \u00e8 questione di comprensione. Allorch\u00e9, per la forza dei fatti, la realt\u00e0 fa intrusione nel gruppo, come durante il maggio &#8217;68 quando tutti parlavano della stessa cosa (e vi era dunque un referente comune), il lavoro di psicodramma diviene, per questa ragione, impossibile. Il referente comune fa tacere qualsiasi discorso idiomatico e quindi arresta qualsiasi lavoro analitico e d&#8217;altra parte, introducendo il reale, fa delirare i pi\u00f9 colpiti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma al contrario, quando, secondo la regola, ogni referente viene scartato (ricordo che gli accessori non sono ammessi nei giochi durante lo psicodramma) il partecipante ha la sensazione di cadere non in un cerchio ma, come ho gi\u00e0 detto, in un buco. \u00c8 la situazione analitica per eccellenza. Inoltre il senso di sgomento del partecipante al gruppo \u00e8 maggiore di quello di chi \u00e8 in analisi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In analisi la domanda e quindi il transfert che vi si \u00e8 annodato, legano l&#8217;analizzante all&#8217;analista, il soggetto non \u00e8 quindi nello sgomento totale. Non ancora. Invece la domanda di entrare in psicodramma \u00e8 pi\u00f9 facile ma questa stessa facilit\u00e0 lascia il nuovo arrivato senza aiuti. Inoltre il transfert, portato dal momento di questa domanda sul terapeuta psicodrammatista viene velocemente diluito o diviso nel gruppo e diviene quindi meno operante. Nel suo sgomento il nuovo arrivato ha allora un forte moto di regressione verso il ventre materno (come si dice) che diventa il gruppo nel suo insieme. Ma i partecipanti non sono in posizione di terapeuti, anche se a volte lo sono effettivamente, ed il transfert sul gruppo non \u00e8 del tutto rassicurante. Il lavoro di gruppo \u00e8 quindi arduo sin dall&#8217;inizio; nessun compiacimento, nessun piacere; fastidio e sofferenza, piuttosto tanto pi\u00f9 che persone che difficilmente possono formulare una domanda di analisi possono entrare invece in psicodramma, dove la domanda come abbiamo gi\u00e0 detto, \u00e8 recepita in modo pi\u00f9 ampio. Essendo il gruppo eterogeneo, la differenza tra i diversi discorsi idiomatici \u00e8 senza limiti. Il sentimento pi\u00f9 all&#8217;ordine del giorno \u00e8 l&#8217;imbarazzo ed \u00e8 un imbarazzo che dura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non bisogna confondere gli effetti dello specchio e d&#8217;identificazione che producono le forze reattive, diremmo parafrasando Nietzsche, con la forza attiva che fa s\u00ec che un uomo o una donna si gettino in questo buco che \u00e8 il gruppo. E, sempre seguendo Nietzsche, possiamo dire che la forza attiva \u00e8 libera, un lancio di dadi gettati a caso, mentre le forze reattive sono colpite dalla necessit\u00e0, appena les jeux sont faits. Ci\u00f2 \u00e8 proprio della ripetizione. Ma la configurazione del gruppo non \u00e8 responsabile di quest&#8217;altalena tra libert\u00e0 e ripetizione. Si tratta di una genealogia che chiameremmo, oggi, strutturale. Questa forza che fa s\u00ec che si giochi, ma fa anche in modo che il gioco sia poi giocato. Senza dubbio perch\u00e9 non sarebbe in grado di essere totalmente libero. Un gioco perfetto non si ripeterebbe.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi sembra che, senza forzare il testo di Nietzsche n\u00e9 quello di Gilles Deleuze&nbsp; si possa mettere la parola desiderio al posto di quella di forza attiva, o volont\u00e0 di potenza, bench\u00e9 Deleuze non lo faccia. Ecco comunque, quanto egli scrive a pagina 75: &#8220;La malattia &#8230; mi separa da ci\u00f2 che posso: forza reattiva, essa mi rende reattivo, restringe le mie possibilit\u00e0 e mi condanna ad un ambiente diminuito al quale non posso pi\u00f9 adattarmi. Ma in un&#8217;altra maniera essa mi rivela una nuova potenza, mi dota di nuova volont\u00e0 che posso far mia andando fino al limite di uno strano potere&#8221; (2). L&#8217;uomo \u00e8 malato per definizione; al limite la forza puramente attiva sarebbe propria del superuomo. Cos\u00ec per il prete, e questo \u00e8 un passo da Nietzsche: &#8220;Bisogna che sia lui stesso malato, bisogna che sia intimamente affiliato ai malati, ai diseredati per poterli intendere &#8230; ma bisogna pure che sia forte &#8230; incrollabile soprattutto nella sua volont\u00e0 di potenza al fine di avere la fiducia dei malati e di esserne temuto &#8230;&#8221;. Basta cambiare volont\u00e0 di potenza con desiderio per definire lo psicoanalista (analista o psicodrammatista). D&#8217;altra parte si tratta del prete o del medico in questo testo? Non sono andata a controllare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci\u00f2 che \u00e8 sicuro \u00e8 che lo psicodramma, a causa della sua stessa configurazione e della sua tecnica, \u00e8 il luogo stesso della partita a dadi del gioco, detto da noi drammatico, ma che potrebbe essere definito, alla maniera di Nietzsche &#8220;tragico&#8221;.\u202f\u202f<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il gioco \u00e8 angoscioso, nessuno sa cosa ne uscir\u00e0. Il gioco non \u00e8 chiuso in partenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo psicodramma ha la sua virt\u00f9 gi\u00e0 tutta intera nel suo principio e l&#8217;essenziale del lavoro analitico nello psicodramma consiste nel salto iniziale e nella mano di dadi del gioco. Ha dunque la sua originalit\u00e0 e la sua virt\u00f9. Al contrario, la labilit\u00e0 e la frammentazione del transfert lo rendono poco appropriato al lavoro analitico cos\u00ec come si fa nell&#8217;analisi. Si raggiungono l&#8217;uno e l&#8217;altro nel desiderio del soggetto di far sentire il proprio idioma, nella sua differenza, ci\u00f2 che si chiama parlare. Ma l&#8217;affermazione paranoica del desiderio, a cui somiglia molto la volont\u00e0 di potenza nietzschiana porta alla follia e non al reale. \u00c8 anche vero che Nietzsche resta al di qua di questo limite. Resta per\u00f2 che, perch\u00e9 si apra il registro simbolico, quando si affrontano due desideri differenti, bisogna che si produca qualcosa che sia dell&#8217;ordine del cambio di forma. Coloro che hanno letto il libro \u201cLo Psicodramma\u201d&nbsp; si ricorderanno forse di un capitolo nel quale viene descritta una seduta dove si opera questo cambio in favore di un gioco; vi si parla di un sogno in cui si affacciava un desiderio di padre o di essere padre, e della sua attualizzazione nel gruppo. Senza questa attualizzazione attraverso la quale l&#8217;altro si trova implicato (preso nel gioco), non vi sar\u00e0 simbolizzazione, n\u00e9 accesso all&#8217;altro, n\u00e9 accesso al reale. Ora, questo processo di attualizzazione \u00e8 un processo strettamente analitico in cui si verifica la legge della castrazione. Niente desiderio unico totale, quindi, ma un possibile godimento nel riconoscimento di un altro desiderio e perci\u00f2 del proprio desiderio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Leggendo Nietzsche con maggior attenzione si pu\u00f2 notare che la sua volont\u00e0 di potenza non potrebbe essere ridotta al desiderio paranoico e che essa comporta la sua stessa barra. Ma il nostro intento non \u00e8 di mostrare ci\u00f2 che Nietzsche ha di preanalitico. Questo confronto con Nietzsche mostra che lo psicodramma, per ci\u00f2 che mette in gioco di casualit\u00e0 e di forze molteplici, cio\u00e8 di desideri molteplici e differenti, fa giocare in questo modo la legge del desiderio e della castrazione, cio\u00e8 la legge stessa dell&#8217;inconscio. Esso \u00e8 quindi analitico nel suo stesso principio.&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La linea di demarcazione tra lo psicodramma e l&#8217;analisi, linea che separa queste due terapie assegnando ad esse i versanti <span class=\"ellipsis\">&hellip;<\/span> <span class=\"more-link-wrap\"><a href=\"https:\/\/www.robertokarra.it\/psicologo-psicoterapeuta\/sezione-di-gruppoanalisi\/lo-sguardo-tra-psicoanalisi-e-psicodramma-di-gennie-lemoine\/\" class=\"more-link\"><span>Continue Reading &rarr;<\/span><\/a><\/span><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"om_disable_all_campaigns":false,"_uf_show_specific_survey":0,"_uf_disable_surveys":false,"footnotes":""},"categories":[69],"tags":[],"class_list":["post-2105","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-sezione-di-gruppoanalisi"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v24.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>&quot;Lo sguardo (tra psicoanalisi e psicodramma)&quot;<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.robertokarra.it\/psicologo-psicoterapeuta\/sezione-di-gruppoanalisi\/lo-sguardo-tra-psicoanalisi-e-psicodramma-di-gennie-lemoine\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"&quot;Lo sguardo (tra psicoanalisi e psicodramma)&quot;\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"La linea di demarcazione tra lo psicodramma e l&#8217;analisi, linea che separa queste due terapie assegnando ad esse i versanti &hellip; 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