{"id":1908,"date":"2023-07-03T23:36:17","date_gmt":"2023-07-03T21:36:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.robertokarra.it\/psicologo-psicoterapeuta\/?p=1908"},"modified":"2023-07-04T10:41:33","modified_gmt":"2023-07-04T08:41:33","slug":"influenze-su-foulkes-e-bion","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.robertokarra.it\/psicologo-psicoterapeuta\/sezione-di-gruppoanalisi\/influenze-su-foulkes-e-bion\/","title":{"rendered":"Bion e Foulkes: il Gruppo come un tutto."},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-large is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.robertokarra.it\/psicologo-psicoterapeuta\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/articolo-DUE-PRESENZ.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.robertokarra.it\/psicologo-psicoterapeuta\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/articolo-DUE-PRESENZ-1024x784.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1909\" width=\"350\" height=\"268\" srcset=\"https:\/\/www.robertokarra.it\/psicologo-psicoterapeuta\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/articolo-DUE-PRESENZ-1024x784.jpg 1024w, https:\/\/www.robertokarra.it\/psicologo-psicoterapeuta\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/articolo-DUE-PRESENZ-300x230.jpg 300w, https:\/\/www.robertokarra.it\/psicologo-psicoterapeuta\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/articolo-DUE-PRESENZ-768x588.jpg 768w, https:\/\/www.robertokarra.it\/psicologo-psicoterapeuta\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/articolo-DUE-PRESENZ.jpg 1181w\" sizes=\"auto, (max-width: 350px) 100vw, 350px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Robert D. Hinshelwood<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Articolo tradotto da \u201cRevue de Psychotherapie Psychanalytique de groupe\u201d n. 52<br \/>2009\/1<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando si sono avvicinati alla terapia di gruppo, sia Foulkes che Bion l&#8217;hanno affrontata come un campo globale. Hanno considerato il gruppo nel suo insieme.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le idee in ogni &#8220;campo&#8221; sono cambiate e sviluppate nel tempo. Tuttavia, i cambiamenti nell&#8217;analisi di gruppo di Foulkes furono molto meno numerosi e Pines (1985) li present\u00f2 come un&#8217;evoluzione. Questa coerenza \u00e8 legata, in parte, all&#8217;istituzione della formazione in gruppoanalisi nel 1972. Bion, da parte sua, ha avuto due periodi durante i quali si \u00e8<br \/>interessato ai gruppi: il primo periodo \u00e8 stato durante e immediatamente dopo la seconda guerra mondiale fino al 1951 circa ed \u00e8 stato caratterizzato da alcune revisioni delle sue idee nel 1955 dopo la sua analisi con Melanie Klein (vedi Bion, 1961).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La seconda fase \u00e8 legata alla sua nozione di contenitore e si afferma soprattutto nel 1970 (Bion, 1970). In questo articolo, mi concentro sulla prima fase del suo lavoro di gruppo che ha dato vita alla futura tradizione all&#8217;interno della Tavistock Clinic e del Tavistock Institute. I suoi ultimi lavori non seguono una tradizione, almeno non in Gran Bretagna. In entrambi i casi, le idee di Foulkes e Bion della prima fase sorsero durante le circostanze piuttosto particolari della guerra degli anni Quaranta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">N\u00e9 Bion n\u00e9 Foulkes hanno sviluppato le loro idee sul gruppo di punto in bianco. Furono influenzati dalle proprie idee sviluppate durante la guerra in Gran Bretagna, pubblicando i loro primi articoli riguardanti gruppi a distanza di un anno (Bion e Rickman, 1943; Foulkes e Lewis, 1944).<br \/>Foulkes ha riconosciuto il suo debito a Kurt Goldstein che lo ha introdotto alla psicologia della Gestalt. Goldstein era un neurologo per il quale Foulkes lavor\u00f2 come assistente dal 1926 al 1928, e si interess\u00f2 alle reti neurali come entit\u00e0 a s\u00e9 stanti. Foulkes scrisse un memorandum informale su Goldstein per i suoi colleghi del Northfield Military Hospital (Foulkes, 1944).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Foulkes si \u00e8 formato in psicoanalisi a Vienna: questo ha avuto una grande influenza su di lui. Tuttavia non era del tutto in sintonia con la psicoanalisi classica e non si avvicin\u00f2 al gruppo di Anna Freud a Londra nel dopoguerra. Ha sviluppato la propria linea di pensiero in modo molto pi\u00f9 indipendente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 1930, quando Foulkes entr\u00f2 a far parte dell&#8217;Istituto Psicoanalitico di Francoforte, conobbe coloro che erano coinvolti nell&#8217;Istituto di Francoforte (Scuola di Ricerca Sociale) ma diede l&#8217;impressione di non essere mai stato molto coinvolto nelle questioni politiche nonostante le conseguenze che ebbero sulla sua vita. A Francoforte era pi\u00f9 vicino a due sociologi poi esiliati in Gran Bretagna: Karl Mannheim (Winship, 2003) e Norbert Elias (Dalal, 1998). Foulkes sembra essere stato pi\u00f9 vicino a Elias, ma ha tracciato il suo percorso molto indipendente come psicologo psicoanalitico.<br \/><br \/>Le influenze di Bion sono pi\u00f9 difficili da rintracciare perch\u00e9 era meno esplicito sull&#8217;origine delle sue idee. Bion ha studiato storia a Oxford prima di andare alla facolt\u00e0 di medicina e talvolta mostra interesse per la storiografia. Si dice che le sue esperienze durante la prima guerra mondiale (Bion, 1982) abbiano avuto una profonda influenza sulla sua personalit\u00e0. Successivamente ha studiato medicina ed \u00e8 diventato uno stagista chirurgico con Wilfred Trotter all&#8217;University College Hospital , Londra intorno al 1930. Poich\u00e9 Trotter ha scritto un libro sulla guida della mandria, \u00e8 probabile che questo abbia influenzato le idee di Bion sui gruppi sociali (Torres, 2003). In particolare, il termine &#8220;valenza&#8221; potrebbe trovare la sua origine in Trotter.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel proprio trattato sui gruppi, Freud fa riferimento al libro di Trotter (Freud, 1921) che fu anche medico collega di lunga data di Ernest Jones, il fondatore della British Psychoanalytic Society, e fu lui a curare il cancro di Freud dopo arriv\u00f2 a Londra nel 1939. Bl\u00e9andonu (1996) presume che quando Bion si un\u00ec alla Tavistock Clinic come medico nel 1934 , era stato influenzato da Hadfield, uno degli psicoterapeuti pi\u00f9 esperti della clinica e figura centrale nell&#8217;eclettica tradizione inglese della psicoterapia (JAC Brown, 1961). Anche Bion si avvicin\u00f2 alla psicoanalisi e sotto l&#8217;influenza di Hadfield inizi\u00f2 l&#8217;analisi con John Rickman che, come Quaker, aveva una forte coscienza sociale e usava le visioni psicoanalitiche per cercare di capire i gruppi sociali. Poco dopo la guerra, e probabilmente durante la guerra (Harrison, 2000), il gruppo di psichiatri del Tavistock distaccati presso la psichiatria militare divenne familiare con la nozione di campo sociale di Kurt Lewin.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Le loro differenze<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Foulkes e Bion avevano queste influenze in comune. Hanno considerato il gruppo come un tutto, ma hanno affrontato questo campo in modo diverso.<br \/>Foulkes ha iniziato il lavoro di gruppo come psicoanalista con oltre dieci anni di esperienza nella terapia individuale. Si era qualificato come psicoanalista nel 1930 e inizi\u00f2 a lavorare con i gruppi nel 1941. Bion, sotto l&#8217;influenza di John Rickman, inizi\u00f2 ad interessarsi ai gruppi come scienziato sociale e divenne  psicoanalista solo dopo il suo lavoro principale sui gruppi. Bion non divenne psicoanalista fino al 1951, quando ebbe completato la sua ricerca sui gruppi Tavistock e scritto il suo libro (Bion, 1961). In effetti, il primo interesse di Bion era molto pi\u00f9 teorico: le dinamiche di gruppo, sotto l&#8217;influenza di Rickman. Non si sentiva obbligato a fare la terapia e aveva la libert\u00e0 di rivedere una gamma pi\u00f9 ampia di idee. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando Foulkes inizi\u00f2 a lavorare come psicoterapeuta di gruppo, sintetizz\u00f2 la Gestalt e le sue idee (Foulkes, 1946a), e concep\u00ec gli individui come punti in un campo pi\u00f9 ampio, vedendoli (dopo Goldstein) come matrici di Comunicazione. L&#8217;individuo \u00e8 il nodo all&#8217;intersezione delle reti di comunicazione. L&#8217;immagine della matrice pu\u00f2 assomigliare al diagramma dell&#8217;analisi sociometrica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 la somma delle comunicazioni tra individui e acquista la sua natura o attraverso ci\u00f2 che gli individui portano in termini di presupposti culturali sui gruppi o attraverso le forme di interazione proprie degli individui, siano essi &#8220;normali&#8221; o nevrotici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br \/>I principi di Foulkes derivano da certe nozioni di gestalt .<br \/>La principale novit\u00e0 del trattamento [era] il gruppo centrato, con il conduttore che seguiva la guida del gruppo piuttosto che guidarlo, l&#8217;oggetto del trattamento era pi\u00f9 il gruppo nel suo insieme. L&#8217;attenzione si concentra sulle questioni attuali che interessano il gruppo nel suo insieme. Mentre l&#8217;esperienza comune delle difficolt\u00e0 personali richiama sempre pi\u00f9 l&#8217;attenzione, le differenze individuali appaiono come variazioni sullo stesso tema. La personalit\u00e0 e il comportamento generale all&#8217;interno e verso il gruppo richiedono pi\u00f9 attenzione dei singoli sintomi e del loro significato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo primo testo sui gruppi (con Eve Lewis, 1944), Foulkes descrisse quattro specifici fattori terapeutici:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>la situazione di gruppo favorisce l&#8217;integrazione sociale e allevia l&#8217;isolamento;<\/li>\n\n\n\n<li>&#8220;reazione speculare&#8221;;<\/li>\n\n\n\n<li>attivazione dell&#8217;inconscio collettivo;<\/li>\n\n\n\n<li>fenomeno del condensatore;<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">scambio [ad esempio tra i membri del gruppo] (Foulkes e Lewis, 1944, 34).<br \/>Tuttavia, \u00e8 evidente che Foulkes trov\u00f2 utile ampliare l&#8217;ambito della rilevanza della terapia di gruppo a un insieme di principi per affrontare l&#8217;ospedale nel suo complesso. Nel contesto di un grande ospedale (Northfield), gli individui occupano un ruolo preminente rispetto allo sfondo di contesti sociali pi\u00f9 ampi. Nel senso gestaltico, individui di tale importanza sono rimasti in relazione con i loro colleghi minori: una relazione dal primo piano allo sfondo. In un certo senso, Foulkes vide l&#8217;opportunit\u00e0 di connettere queste persone di spicco, la propria rete di comunicazione, e creare cos\u00ec una rete che integrasse l&#8217;intero sistema ospedaliero in un&#8217;unica rete. (Anche se uso il termine &#8220;sistema&#8221;, la teoria sistemica non era ancora corrente nel pensiero sociale o nella terapia di gruppo. Tuttavia, Foulkes e Main usarono implicitamente l&#8217;idea dell&#8217;ospedale come sistema, un&#8217;idea che divenne familiare vent&#8217;anni dopo.)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;approccio medico pi\u00f9 convenzionale di Foulkes soddisfa le normali aspettative del singolo paziente. I pazienti vengono da soli e il gruppo \u00e8 un modo per scoprire cosa c&#8217;\u00e8 che non va. Gli interventi di Foulkes mirano a concentrarsi su come l&#8217;individuo si relaziona alla matrice. Quando un individuo parla, \u00e8 in primo piano nella gestalt sullo sfondo del resto del gruppo. Ci\u00f2 sposta i sintomi dell&#8217;individuo e centra l&#8217;attenzione sulla relazione che l&#8217;individuo stabilisce con il gruppo. Durante il trattamento, non solo l&#8217;individuo apprende le proprie relazioni e personalit\u00e0, ma anche il gruppo cambia. Il gruppo diventa sempre pi\u00f9 un&#8217;entit\u00e0 fluida, o matrice di comunicazione, che si manifesta come un gruppo aperto di discussione fluttuante. Ci\u00f2 si basa sulla nozione classica in psicoanalisi della libera associazione che, nella nevrosi, \u00e8 spesso inibita nella sua fluidit\u00e0 dalle resistenze e dalle difese dell&#8217;individuo. Il discorso di gruppo \u00e8 una forza per superare le inibizioni e le resistenze individuali ed esercita una certa pressione sull&#8217;individuo affinch\u00e9 entri nella discussione: ci\u00f2 favorisce quindi una certa \u201cnormalizzazione\u201d dell&#8217;individuo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Secondo Foulkes, gli individui si riuniscono in gruppi per unire ed esprimere la propria<br \/>individualit\u00e0 all&#8217;interno della matrice del gruppo. A livello organizzativo, Foulkes era<br \/>ugualmente interessato a come i gruppi emergono nell&#8217;organizzazione: il gruppo \u00e8, quindi, il primo piano di una gestalt dell&#8217;intera organizzazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bion pensava di dover pensare socialmente piuttosto che individualmente. Che cosa allora, si chiedeva, sarebbe l&#8217;equivalente della nevrosi del gruppo piuttosto che di quella del singolo?<br \/><em>\u201cNel trattamento dell&#8217;individuo, la nevrosi \u00e8 vista come un problema dell&#8217;individuo. Nella cura del gruppo, deve essere considerato come un problema del gruppo\u2026 Il mio primo compito \u00e8 stato quindi quello di capire cosa avrebbe significato in termini di tempo e di organizzazione il perseguimento di questo obiettivo\u201d.<\/em><br \/>(Bion e Rickman, 1943, 678)<br \/>Si disse che questa domanda era terapeutica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bion inizi\u00f2 osservando gli aspetti della nevrosi e della leadership nel gruppo. Vir\u00f2 quindi nella direzione opposta in quest&#8217;area e non si interess\u00f2 alla terapia di gruppo fino a dopo la guerra nel 1948, molto tempo dopo che Foulkes aveva iniziato il suo lavoro e aveva gi\u00e0 scritto molto sull&#8217;argomento. \u00c8 improbabile che Bion fosse presente alla conferenza di Foulkes alla British Psychoanalytic Society nel 1946 perch\u00e9 a quel tempo Bion aveva appena iniziato la sua formazione psicoanalitica da studente (inizia la sua analisi con Melanie Klein nel 1946 e la complet\u00f2 nel 1952). Comunque, ha iniziato a lavorare nella terapia di gruppo dopo una lunga esperienza nei grandi sistemi sociali. Ci\u00f2 contrasta con l&#8217;esperienza e il punto di partenza di Foulkes.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Partendo dall&#8217;estremo opposto dello spettro, Bion vede gli individui come secondari rispetto al gruppo. Gli individui erano, per natura, destinati specificamente alla vita di gruppo. Sono guidati da ci\u00f2 che Bion chiamava &#8220;assunti di base&#8221;. Questi postulati non verbali emergono dall&#8217;individuo in un gruppo a causa di un&#8217;eredit\u00e0 biologica della specie umana. Ogni individuo ha una capacit\u00e0 innata di relazionarsi con altri individui e pu\u00f2 farlo in tre forme. Questi legami sono chiamati valenze e assumono la forma di tre postulati psicologici: dipendenza, attacco-fuga, accoppiamento. Secondo Bion l&#8217;uomo \u00e8 prima di tutto un animale gregario.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bion pensava al confronto come a una nozione di individualit\u00e0 personale, identit\u00e0 e personalit\u00e0, e questo era il caso di gruppi in cui gli individui si erano effettivamente confrontati e avevano combattuto con la loro natura di gruppo:<br \/>\u201cL&#8217;individuo \u00e8 un animale gregario, in guerra non solo con il gruppo ma con se stesso perch\u00e9 \u00e8 un animale di gruppo\u201d.(Bion, 1961, 131).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche in psicoanalisi il gruppo \u00e8 primario, e non \u00e8 una psicologia individuale ma una psicologia duale. Secondo Bion, il gruppo fa emergere le valenze in cui l&#8217;individuo \u00e8 intrappolato e deve lottare con le sue mani per diventare un individuo. L&#8217;organizzazione tende all&#8217;oppressione.<br \/>Nell&#8217;approccio di Bion, il gruppo stesso \u00e8 imperfetto e impedisce all&#8217;individuo di soddisfare i propri bisogni e desideri. Lo stile interpretativo di Bion \u00e8 quindi centrato sul gruppo e sui problemi del gruppo: la nevrosi di gruppo. Per Bion, il gruppo-come-un-tutto ha un significato sovraindividuale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per Foulkes, il gruppo come un tutto significava la relazione dell&#8217;individuo stabilito in un gruppo e con il gruppo. Inutile dire che i gruppi di Foulkesiani hanno prosperato, soddisfacendo il pi\u00f9 possibile le normali aspettative dei pazienti. La tradizione dei \u201cGruppi Tavistock\u201d, cio\u00e8 la tradizione di Bion, non si svilupp\u00f2 affatto allo stesso modo. La tradizione di Bion era uno stoico invito ai membri del gruppo a investire le proprie energie nella lotta con il gruppo stesso piuttosto che con i propri problemi. Gli viene chiesto di essere prima animali gregari. \u00c8 stato spesso affermato che le interpretazioni del Tavistock sui problemi del gruppo scoraggiassero i partecipanti. Dovrebbero provare ulteriori frustrazioni nell&#8217;essere ridotti a essere solo una parte di una nozione pi\u00f9 ampia, vale a dire il gruppo. Regrediscono e rifiutano il gruppo (Brown, 1985; Malan et al., 1968).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il legame particolare tra le interpretazioni del gruppo nel suo insieme e la regressione all&#8217;interno del gruppo si basa in gran parte su prove aneddotiche. Tuttavia, Mattias Sanfuentes (2003) ha analizzato ventisei sessioni di quattro gruppi terapeutici guidati da due terapeuti di gruppo. Un processo sistematico di analisi dei dati registrati ha mostrato regressioni dopo un&#8217;interpretazione del gruppo nel suo insieme , e nessuna regressione dopo interpretazioni rivolte al singolo , utilizzando come criterio una risposta del singolo che indicava un legame k con l&#8217;interpretazione.<br \/>Ci sarebbe quindi una prova coerente del legame tra le interpretazioni di tipo Tavistock del gruppo come un tutto e una regressione che interrompe la possibilit\u00e0 di intuizione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Foulkes non ha mai perso di vista l&#8217;individuo che viene in un gruppo per il trattamento, mentre Bion si \u00e8 concentrato sulla nevrosi di gruppo (vedi anche Brown, 1985). Ci\u00f2 porta a una divergenza di obiettivi da raggiungere per il gruppo e, in ultima analisi, a una ricezione molto diversa di questi due tipi di terapia di gruppo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Lettera di Hargreaves  Northfield<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alcuni autori (de Mar\u00e9, 1983; Elizabeth Foulkes, 1990; Pines, 1985) e lo stesso Foulkes (1965) si sono sforzati di attribuirgli un ruolo importante nella rappresentazione dell&#8217;ospedale come entit\u00e0 terapeutica (chiamata &#8220;comunit\u00e0 terapeutica&#8221; 1946). Ma i dati di quel periodo non lo confermano. L&#8217;affermazione di Kennard secondo cui &#8220;l&#8217;interesse primario di Foulkes era l&#8217;individuo di cui si prendeva cura nei suoi gruppi mentre quello di Main era nel sistema pi\u00f9 ampio&#8221; (Kennard, 1998, 54) non \u00e8 del tutto vera. Foulkes era interessato all&#8217;ospedale nel suo complesso, ma le sue idee a quel tempo (qualunque esse fossero) furono respinte. Non hanno attirato l&#8217;attenzione di coloro che erano pi\u00f9 interessati a Rickman, Bion, Bridger, Main e Hargreaves.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo sappiamo perch\u00e9 dopo la fine della seconda guerra mondiale, nel 1946, ci fu un grande interesse per documentare il lavoro del Northfield Military Hospital e un gran numero di partecipanti scrisse articoli che furono pubblicati. Foulkes non ha fatto eccezione. Mand\u00f2 un articolo al Lancet (Foulkes, 1946b) e un altro alla Societ\u00e0 psicoanalitica britannica (Foulkes, 1946a). Tuttavia, si \u00e8 presentata un&#8217;interessante opportunit\u00e0 quando lo psicoanalista americano Karl Menninger ha commissionato una serie di articoli sul Northfield Military Hospital per il Journal of Menninger Clinic. Questo \u00e8 stato organizzato da Ronald Hargreaves che era responsabile del Northfield Military Hospital e dal Chief Medical Officer (Main) . Ma aveva il suo ufficio a Londra al War Office. Le idee di Foulkes per il suo articolo sono state contrastate da Hargreaves che ha esortato Foulkes ad attenersi alla psicoterapia di gruppo. La lettera di Hargreaves esiste ancora e il seguente estratto ne coglie l&#8217;essenza:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Caro Foulkes,<br \/>grazie mille per la tua lettera del 28 agosto. Credo che debba essere basato su un fraintendimento della mia lettera del 24 agosto. A mio avviso, l&#8217;esperienza di Northfield non si limita alla psicoterapia di gruppo: \u00e8 l&#8217;integrazione funzionale della psicoterapia di gruppo nel tentativo di strutturare il campo ospedaliero in modo intenzionale e terapeutico. Il tuo lavoro nel campo della psicoterapia di gruppo, ovviamente, non deriva in alcun modo dai concetti di Bion. Ma il modello complessivo dell&#8217;esperienza di Northfield, come l&#8217;ho riassunto sopra, fa parte di una lunga catena di sviluppi nell&#8217;esercito che derivano dal lavoro di Bion con i test di gruppo senza leader. Ecco perch\u00e9 suggerisco che il tuo contributo riguardi quell&#8217;aspetto dell&#8217;esperienza Northfield a cui hai contribuito cos\u00ec tanto \u2013 vale a dire la psicoterapia di gruppo. La terapia di gruppo in senso sociale (in contrapposizione alla psicoterapia di gruppo) dovrebbe, credo, essere descritta da Bridger e collocata in prospettiva storica in un articolo sulle dinamiche di gruppo nella diagnosi e nel trattamento secondo Bion.<\/em><br \/>(Hargreaves, 1945).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La sottolineatura ripetuta di &#8220;psico&#8221; nella lettera originale, e la parola &#8220;trattamento&#8221; qui \u00e8 chiaramente usata in un senso pi\u00f9 ampio e superficiale di &#8220;psicoterapia&#8221;. Cito questa lettera per mostrare quanto Foulkes fosse considerato, in un ruolo limitato, come ricercatore in psicoterapia di gruppo. In effetti, Foulkes accett\u00f2 questa restrizione e scrisse sulla psicoterapia di gruppo (Foulkes, 1946c).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">D&#8217;altra parte, Hargreaves attribuiva a Bion il pensiero essenziale sul campo sociale costituito dall&#8217;ospedale nel suo complesso e al suo lavoro al Ministero della Guerra, dove Hargreaves ne avrebbe avuto una conoscenza pi\u00f9 precisa. L&#8217;uso dei principi della Gestalt da parte di Foulkes in un campo sociale pi\u00f9 ampio non sembra essere stato riconosciuto in questo momento e solo in seguito divenne interessante per i suoi diretti seguaci (vedi Brown, 1985).<br \/>In questo senso, il suo comandante militare ordin\u00f2 a Foulkes di concentrarsi sulla terapia di gruppo, e lo fece (Foulkes, 1946c).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Conclusioni<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Foulkes e Bion si sono avvicinati alla terapia di gruppo pensando al gruppo come un tutto, e sono stati probabilmente influenzati dalla psicologia della percezione gestaltica applicata alla psicologia sociale. Tuttavia, hanno concepito il gruppo nel suo insieme in modo diverso. Foulkes si interess\u00f2 al gruppo come gestalt: l&#8217;individuo come modello di relazione in primo piano in un&#8217;intera matrice che fa da sfondo. L&#8217;attenzione, quindi, \u00e8 rivolta al rapporto dell&#8217;individuo con il gruppo, ei sintomi nevrotici dell&#8217;individuo svaniscono gradualmente dall&#8217;interesse del gruppo e del terapeuta. Bion, al contrario, considerava il gruppo come campo piuttosto che come matrice, manteneva la nozione di nevrosi ma vedeva nel gruppo la sede della nevrosi, focalizzando la sua attenzione sulla nevrosi del gruppo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C&#8217;\u00e8 una ragione per cui Foulkes e Bion si sono avvicinati ai gruppi da direzioni opposte. Quando si interessarono alla terapia di gruppo, Foulkes era uno psicoanalista esperto e vedeva il gruppo come un insieme di individui le cui interazioni divennero il suo obiettivo. L&#8217;esperienza di Bion, invece, \u00e8 stata quella di una grande organizzazione, l&#8217;esercito britannico, e si \u00e8 incentrato sul gruppo come entit\u00e0 a s\u00e9 stante, costituita dalla potenziale eclissi dell&#8217;individuo nel processo di gruppo. Pertanto, Foulkes ha applicato la psicologia individuale ai gruppi mentre Bion ha applicato la psicologia organizzativa ai gruppi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quanto segue riassume le differenze in questi due approcci di gruppo come un tutto. Nonostante le originarie differenze psicologiche, ebbero luogo approssimativamente nello stesso luogo e durante lo stesso periodo storico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;approccio di Foulkes deriva da un modello di nevrosi individuale che \u00e8 implicito nella psicoanalisi. Si forma facilitando una discussione fluida all&#8217;interno del gruppo, centrando la relazione dell&#8217;individuo con il gruppo, facendo emergere un&#8217;atmosfera di coinvolgimento (e forse armonia) e una &#8220;normalizzazione&#8221; dell&#8217;individuo a una cultura di gruppo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bion arriv\u00f2 con la sua esperienza di problemi organizzativi e si avvicin\u00f2 al gruppo con una nuova nozione di &#8220;nevrosi di gruppo&#8221;. Si potrebbe chiamare &#8220;patologia sociale&#8221; e ha invitato i membri del suo gruppo a unirsi a lui nella &#8220;guarigione&#8221; del gruppo affrontando le loro esperienze disarmoniche come animali gregari.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per pi\u00f9 di mezzo secolo, il tempo \u00e8 stato il giudice di quale metodo funziona meglio. Mancano studi comparativi rigorosi, ma almeno conosciamo gli effetti delle \u201cforze di mercato\u201d in Gran Bretagna. Il metodo di Foulkes si concentra in modo pi\u00f9 gratificante sull&#8217;individuo e sulle sue relazioni. Allo stesso tempo, questo metodo pu\u00f2 comportare un certo grado di frustrazione poich\u00e9 il gruppo mette da parte i sintomi personali e individualistici dell&#8217;individuo chiedendogli di concentrarsi, invece, sulle proprie relazioni di gruppo. Uno degli aspetti importanti per confrontare i due metodi \u00e8 il posto lasciato al<br \/>narcisismo del paziente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il narcisismo si manifesta pi\u00f9 in particolare con l&#8217;appartenenza a un gruppo in cui il paziente si trova a far parte di un tutto pi\u00f9 grande di lui. Il metodo di Foulkes consente di sviluppare pi\u00f9 narcisismo concentrandosi sulla relazione dell&#8217;individuo con il gruppo. Per l&#8217;individuo questo \u00e8 gratificante mentre per il terapeuta le relazioni del paziente sono semplicemente parte della gestalt di primo piano\/sfondo nel gruppo. Non sorprende che ci\u00f2 abbia portato a una continua espansione della terapia di gruppo e a un crescente seguito internazionale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il metodo di Bion, che d\u00e0 la priorit\u00e0 al problema del gruppo e riduce i problemi dell&#8217;individuo al problema generale dell&#8217;essere un essere umano nel gruppo, affronta direttamente i desideri del paziente di essere una persona speciale. L&#8217;approccio pi\u00f9 rigoroso di Bion ha quindi portato al declino e alla quasi estinzione del suo metodo alla Tavistock negli ultimi vent&#8217;anni. Tuttavia, l&#8217;approccio Tavistock ha sviluppato, in modo straordinario, un metodo di analisi delle organizzazioni riconosciuto a livello internazionale. Si chiama Group Relations Program alla Tavistock Clinic e al Tavistock Institute di Londra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La diversa origine di questi approcci ha portato, sessant&#8217;anni dopo, a un uso divergente dei metodi. Entrambi i metodi erano basati su concetti psicoanalitici applicati ai gruppi, ma solo ci\u00f2 che deriva dalla pratica psicoanalitica individuale \u00e8 sopravvissuto come metodo appropriato per trattare l&#8217;individuo. Ci\u00f2 che \u00e8 scaturito dalla trattazione dei problemi organizzativi ha dato origine a un metodo di consultazione per l&#8217;analisi delle organizzazioni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Robert D. 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