La Psicoterapia di gruppo

La psicoterapia di gruppo può essere definita come una prassi terapeutica in cui il mezzo principe della terapia è il gruppo stesso; viene costituito un piccolo gruppo di persone (circa 8-9 pazienti) condotto da un analista.

Il gruppo presenta delle peculiari caratteristiche che facilitano lo sviluppo di relazioni, la nascita di legami identificativi, la creazione di una cultura comune e potenti meccanismi trasformativi; infatti, non è la semplice somma degli individui che lo compongono, in quanto al suo interno operano delle dinamiche che creano un effetto moltiplicatore delle energie umane in esso presente. Il gruppo è, infatti, al tempo stesso, sia un contenitore, sia un’esperienza.

Di conseguenza i gruppi psicoterapeutici hanno proprietà curative che vanno ben oltre il superamento del senso di alienazione, dell’isolamento sociale e della possibilità di condividere il proprio disagio con altre persone.

L’elaborazione delle vicende individuali avviene in relazione a quanto accade nel gruppo e ai fenomeni che nello stesso si manifestano, pertanto ogni evoluzione e crescita personale diviene un elemento utile e potenzialmente trasformativo per tutti.

Presupposto teorico della gruppoanalisi è che gli accadimenti psichici non avvengono solo come fatto interno agli individui e al loro mondo, ma soprattutto nello spazio relazionale esistente fra loro. (Lo Verso G. 1994)

La terapia di gruppo infatti non si basa unicamente sulla relazione tra terapeuta-gruppo ma prende in esame il gruppo familiare, il gruppo di lavoro, il gruppo di amici, il gruppo allargato della società che ogni paziente ha interiorizzato dentro di se.

Nella psicoterapia di gruppo la relazione è stabilita direttamente con “l’alterità” cioè con il “gruppo. Lo “spazio” del gruppo da la possibilità ai partecipanti di ricreare in una sorta di microcosmo le relazioni parentali e significative ed è possibile vederle nel “qui ed ora”, dal vivo. Ciò costituisce una forte spinta al cambiamento, che attraversa i piani di esperienza di sé, della propria storia familiare, relazionale e culturale.

E’ nel momento in cui il paziente si rende conto che il suo non è un problema unico che egli perde il bisogno di mantenere la segretezza e l’isolamento, ed uscire dai vari tabu che si sono andati creando intorno al suo sintomo. La situazione gruppoanalitica è descritta da Foulkes come un insieme di persone, che periodicamente si incontrano in presenza di un terapeuta e che possono produrre e analizzare i propri sintomi e i propri modi di interagire, allo scopo di giungere a una risoluzione di conflitti e a forme di esistenza più adeguate e soddisfacenti.

I componenti del gruppo possono rappresentare parti di sé e aspetti altrimenti difficili da scorgere in ognuno di noi che possono essere ascoltati, compresi ed attraversati dall’esperienza condivisa e guidata dal conduttore, che permette ai vari membri di potersi confrontare stimolando lo scambio di una visione più completa.

Il gruppo quindi può essere definito come strumento privilegiato per uscire da uno stato di sofferenza che tenderebbe all’isolamento, in direzione di una palestra protetta, prima di affrontare il “mare aperto” del sociale.

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